San Disma: una speciale conversione ed elezione

Il buon ladrone: esempio di una speranza non delusa

Di Ascenza Mancini

Il 25 marzo nel calendario liturgico si festeggia l’Annunciazione ma anche la festa di San Disma, il buon ladrone, uno dei due uomini crocifissi con Gesù sul Golgota. Ci troviamo davanti alla prima storia di elezione, di chiamata alla salvezza eterna, dichiarata apertamente da Gesù:“Oggi sarai con me in paradiso” (Lc 23,43). Il suo nome viene menzionato nei vangeli apocrifi così come quello del cattivo ladrone detto Gisma o Gesta: entrambi erano certamente tra i malfattori più famosi presenti nelle prigioni di Pilato, appositamente crocifissi con Gesù per rendere la sua umiliazione più visibile a tutti. La crocifissione riservata agli schiavi, ai ribelli e ai peggiori criminali, era una pena infamante e atroce e serviva come esempio per intimidire la popolazione e deterrente contro qualsiasi tipo di sovversione, ribellione o reati contro lo stato. Alla presenza di Gesù, Disma, dopo aver assistito alla sua Crocifissione, aver ascoltato le parole di perdono nei confronti dei suoi carnefici, “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 24), compie un profondo cammino di conversione interiore, scaturito proprio dalla “contemplazione” del Figlio di Dio. Il rimprovero all’altro ladrone che sfidava Gesù dicendo: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!” (Lc 23,39), si colloca proprio alla fine del suo percorso di pentimento che lo porterà a parlare così: Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente siamo condannati alla Croce, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male” (Lc 23,40-41). Queste parole racchiudono da una parte il riconoscimento della divinità di Gesù e la sua innocenza, dall’altra la presa di consapevolezza del male e del peccato che hanno animato le sue azioni e che lo portano a chiedere umilmente: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno” (Lc 23,42). Le sue non sono parole formali o di circostanza ma di un uomo peccatore illuminato dalla luce della Grazia che ha squarciato la profonda amarezza del male radicato nel suo cuore. Il suo è un atto di fede. Disma, pur avendo davanti agli occhi un uomo sfigurato dalle sofferenze della Passione, non dubita e lo riconosce Dio come attestano appunto le sue parole. La risposta di Gesù alla sua richiesta, se ci pensiamo bene, è sconvolgente: dalla vulgata “Amen dico tibi: hodie mecum eris in paradiso”. Quell’Amen, cioè così sia, e strettamente legato all’hodie cioè all’oggi, non a un tempo futuro, ma Gesù assicura a Disma che quel giorno stesso avrebbe goduto della salvezza eterna. Ѐ infatti la Salvezza che festeggiamo il 25 marzo: con l’Annunciazione e il si di Maria, l’umanità intera e dunque anche il buon ladrone sono stati messi nella grande possibilità di poter godere della sorte beata della vita eterna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *