Le origini divine della Via Lattea

La misteriosa scia luminosa agli occhi dei Greci e dei Romani

1^ parte

di Ascenza Mancini

La splendente “strada luminosa” nel cielo terso notturno è stata oggetto di miti e racconti che hanno cercato di spiegarne la nascita e la natura fin dall’antichità. Il primo a dire che era una agglomerazione di milioni di stelle fu, nel 470 a. C, Democrito e a provarlo Galileo che, a partire dal 1609, osservandola attraverso il suo telescopio, si rese conto che si trattava proprio di una miriade di stelle ammassate le une alle altre così da sembrare un’unica scia. Una versione dei miti greci la spiegava dicendo che si era formata dalla fuoriuscita del latte di Era che allattava Eracle posto sul suo seno da Zeus mentre la dea dormiva. Il re dell’Olimpo infatti aveva avuto Eracle da Alcmane, una donna mortale e solo succhiando il latte dalla madre degli dei, il bambino sarebbe potuto diventare immortale. Ma il bimbo agguantò maldestramente il seno di Era e ne fuoriuscì del latte che schizzò in cielo, formando così questa scia luminosa. Di questo mito fa menzione il filosofo e astronomo Eratostene, nel III secolo a. C., nell’opera perduta Catasterismi, attribuendo a Ermes la deposizione di Eracle sul seno di Era. Nel mondo latino Cicerone, nel libro Somnium Scipionis parla di “Quel cerchio di splendidissimo candore tra le fiamme, che voi, come avete appreso dai Greci, chiamate Via Lattea”. Ovidio poi nelle Metamorfosi asserisce: “C’è una via sublime, visibile nel cielo sereno. Si chiama “lattea”, per il candore straordinario”, mentre Plinio il Vecchio, nella sua opera Naturalis Historia al Cap. XVIII, 280-281 menziona la Via Lattea asserendo: “C’è inoltre nel cielo un cerchio che è chiamato Via Lattea (da esso, come da una mammella, sgorga il latte di cui si nutrono tutti i seminati)…”. Successivamente Macrobio, nel suo Commentarius in Somnium Scipionis, descrive la Via Lattea come una strada che tagliava i due tropici, del Capricorno e del Cancro e dice: “I fisici li chiamarono porte del sole… Attraverso queste porte si crede che le anime passino dal cielo sulla terra e risalgano dalla terra al cielo”. Interessante è che essa è considerata come una strada che i defunti percorrevano per raggiungere la loro dimore eterna, idea confermata, per Macrobio, anche da Pitagora. Secondo quest’ultimo infatti i neonati ricevono come prima sostanza il latte perché le anime si trovano su questa scia prima di scendere nei corpi mortali e lì ritornano. Pertanto nell’antichità l’interpretazione della Via Lattea come un ponte, una strada, una porta che i defunti attraversavano per entrare nell’eternità era piuttosto diffusa. Lo stesso Pitagora chiama Ade la Via Lattea e luogo delle anime a conferma di questa interpretazione. Ci sono certamente altri racconti e spiegazioni di questo fenomeno da parte degli antichi ma non è possibile riportali tutti. Questo, d’altra parte, ci dice che il mondo classico non ha trascurato di contemplare e capire il meraviglioso fenomeno della candida scia del cielo che ancora oggi affascina e attrae

Immagine: Tintoretto. L’origine della via Lattea, 1575, National Gallery, Londra

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