Dinamiche considerate legittime ma avulse dal vero senso educativo
Di Ascenza Mancini
La fine dell’anno scolastico, per la maggior parte degli studenti, rappresenta ogni volta un traguardo atteso con molto desiderio e fibrillazione e che sembra soddisfare ogni loro aspettativa. Poco prima del suono della campanella conclusiva dell’ultimo giorno di scuola comincia a salire quel coro da stadio che scandisce il tempo rimanente al termine di un percorso ormai da loro considerato chiuso. Tutti gli studenti sono presi dall’ansia di festeggiare quell’anno vissuto sui banchi di scuola come qualcosa da lasciarsi alle spalle e a cui non pensare più, qualcosa da dimenticare in fretta per poter vivere l’estate appena cominciata e apparentemente infinita. Ma dove affonda le radici quest’ansia di festeggiare? Festeggiare per la consapevolezza di aver trascorso il tempo diventando più adulto per età e per maturità? La scuola è diventata un ambito dove semplicemente stare, essere parcheggiati, senza protagonismo, senza interesse e desiderio, ci si va perché è un dovere e per questo, appena i cancelli si chiudono per tre mesi, il festeggiamento diventa un atto dovuto o meglio la fine delle lezioni diventa una delle tante scuse per fare qualcosa di trasgressivo di cui potersi vantare come protagonisti e fautori. Se si chiede però a questi studenti perchè si fa festa, oltre a volti esterrefatti per una domanda che, secondo loro, non dovrebbe essere fatta perché il motivo è scontato cioè la fine della scuola, rimangono con la bocca chiusa non sapendo minimamente cosa rispondere perché importante è farlo senza capire. Questo atteggiamento in primis interroga gli adulti che completamente immersi in una società liquida, non si pongono il problema e sposano le idee degli adolescenti come se il permettergli di fare festa fosse un atto di riconoscenza verso i loro figli ma soprattutto un atto di compiacenza. A questo punto i vari stili educativi di cui parlano la sociologia, la pedagogia e la psicologia dell’educazione emergono nella loro pienezza: nuove tendenze educative, scardinate dal fulcro della relazione educativa basata sul principio di autorità e autorevolezza, stanno ormai prendendo piede senza problemi e senza domande che tanto è meglio non porsi