Dalla vita alla morte e dalla morte alla vita: la rinascita di Bernard Nathanson
Di Ascenza Mancini
Il dottor Bernard Nathanson, nato a New York il 31 luglio del 1926, medico ginecologo molto conosciuto era un abortista convinto. Nel 1969 si distinse tra i fondatori della Naral, una delle organizzazioni americane più potenti nella battaglia per legalizzare l’aborto perché considerava solo frammento biologico ciò che prendeva vita nel grembo di una donna. Nel 1970 divenne direttore della più grande clinica per l’aborto degli Stati Uniti, Center for Reproductive and Sexual Health. Diresse la clinica di Manhattan per due anni prima di diventare primario di ostetricia presso il St. Luke’s Hospital dal 1972 al 1978. Dichiaratamente ateo supervisionò 60.000 aborti e ne praticò personalmente 1500 nel suo studio, tra cui quella del suo stesso figlio, perché riteneva che il corpo fosse un meccanismo biologico. Poi a metà degli anni ‘70 arrivò l’ecografia a ultrasuoni in tempo reale e Nathanson cominciò a usarla per documentare il proprio lavoro. Così osservando le immagini di un intervento nel primo trimestre di gravidanza, descrisse una piccola forma vivente che si muoveva nel tentativo di tirarsi indietro mentre gli strumenti si avvicinavano. Inoltre riferì di aver visto la bocca aprirsi nel tentativo di gridare. Con queste immagini fece un film intitolato “Il grido silenzioso” ( The Silent Scream) che ebbe una risonanza etica mondiale. Nathanson, attraverso questa tecnologia si era reso conto che per tutta la sua vita aveva ucciso esseri umani indifesi, sulla base di evidenze scientifiche. Da quel momento rinunciò per sempre a praticare aborti e, come aveva combattuto per legalizzare l’aborto, così si schierò dalla parte delle associazioni pro vita. Ancora però non credeva in Dio ma portava in sé un senso di colpa che lo tormentava. Pertanto cercò una soluzione con alcuni psichiatri per fare pace con il suo passato ma le risposte psichiatriche non lo sollevavano dal peso che portava nel suo animo. Il cambiamento avvenne quando assistette a una manifestazione provita in cui le persone pregavano e cantavano per quei bambini mai nati e per i medici che praticavano aborti. In quel momento, per la prima volta, cominciò a riflettere sull’esistenza di Dio che iniziò a ricercare attraverso la lettura di uomini convertiti e di santi. Incontrò don John Mcclosky dell’Opus dei che lo guidò in questo percorso di ricerca e di scoperta. Così scoprì San Paolo, il re Davide e si avvicinò alla Chiesa che aveva sempre rifiutato e osteggiato fino a che l’8 dicembre 1996, nella Cattedrale di San Patrizio, a New York fu battezzato dal cardinale, arcivescovo di New York, Jhon O’Connor. Appena ricevette il battesimo si sentì liberato di quel peso che gli schiacciava il petto e in seguito ricevette la cresima e la prima comunione dalle mani dello stesso cardinale. Da questo momento in poi la sua vita divenne una testimonianza sul perdono e sulla misericordia di Dio. Condusse infatti da allora una vita nascosta basata sui sacramenti, la messa quotidiana e il Rosario. Morì a New York il 21 febbraio 2011 confortato dalla preghiera della Chiesa. Della sua intensa esperienza di vita ha parlato nel libro “La mano di Dio”, autobiografia pubblicata nel 1996. A cento anni dalla sua nascita lo ricordiamo come un uomo che ha fatto spazio alla grazia nel buio della sua esistenza appesantita dal male