Quando la Scuola pubblica diventa un mercato
di Ascenza Mancini
Tornando alla situazione scolastica e alle assegnazioni, non si può non tener conto dell’attesa vissuta rispetto al responso sulla sede assegnata che spesso genera ansia e tensione negativa in chi deve ricevere la comunicazione e non sa quale sarà il suo destino lavorativo nell’anno che sta per iniziare. Tutto questo spesso è snervante e tiene sulle spine ponendo gli interessati/e in continua agitazione ed apprensione. A questo si aggiunge anche la Riforma del reclutamento dei docenti e le modalità di accesso alle GPS (Graduatorie provinciali per le supplenze) di prima fascia dove ci sono due percorsi: la prima fascia sul posto comune e la prima fascia su sostegno. Con il PNRR i vecchi 24 CFU sono stati sostituiti da percorsi abilitanti universitari da 60 CFU o da 30/36 CFU per chi ha già determinati requisiti o anni di servizio. Questi corsi servono a ottenere l’abilitazione all’insegnamento secondo la propria classe di concorso ma la cosa che sconvolge è che chi li completa passa direttamente dalla seconda alla prima fascia GPS che in realtà è riservata solamente ai docenti abilitati. I corsi sono a pagamento e si può arrivare a spendere fino a 2 500 euro per un percorso da 60 CFU e a 2 000 euro per quelli ridotti. Oltre all’abilitazione, essi assegnano un bonus di punteggio nelle graduatorie che può arrivare fino a 36 punti dati da 24 punti fissi per l’abilitazione più 12 punti assegnati in base al voto in uscita. Quali sono gli aspetti critici di questo sistema? Forse è bene chiederselo perché abbiamo davanti delle persone, che vogliono impiegare le loro risorse umane e fisiche sulla scuola. Innanzitutto per accedere alla prima fascia è necessario un investimento di diverse migliaia di euro tra corsi CFU, certificazioni e TFA (Tirocinio Formativo Attivo, a numero chiuso, che rilascia la specializzazione sul sostegno e garantisce l’accesso alla prima fascia GPS sostegno), inoltre, chi ha queste disponibilità economiche e il tempo di completare questi percorsi, si ritrova in prima fascia con molti punti in più rispetto a chi ha accumulato anni di precariato sul campo, quindi sorpassa chi si trova in seconda fascia che magari ha il titolo di laurea oppure il servizio. È chiaro che questo genera una disparità tra coloro che possono permettersi corsi e coloro invece che devono lavorare per vivere e c’è chi resta bloccato nel limbo della seconda fascia destinata alle supplenze residue e chi invece ha disponibilità finanziaria e acquista, cioè compra, l’accesso alla prima fascia e così l’insegnamento diventa un privilegio di chi può permetterselo. Nel nuovo sistema un anno di servizio continuativo in una scuola pubblica vale12 punti, mentre un giovane laureato, privo di esperienza in aula, completando un corso abilitante da 60 CFU e ottenendo il massimo dei voti, può prendere fino a 36 punti in un solo colpo. Un titolo accademico ottenuto a pagamento, può spazzare tre anni di lavoro stravolgendo le posizioni in graduatoria e destinando i precari storici a essere scavalcati da chi è appena arrivato. Ma l’inganno emerge nel fatto che si pensa che l’approdo alla prima fascia significhi la fine del precariato mentre questi nuovi abilitati spostano la congestione dalla seconda alla prima fascia quindi ci troviamo davanti a docenti abilitati e con super punteggi ma costretti a competere ogni anno per le solite supplenze annuali tramite l’algoritmo del Ministero. Tutto questo ci pone davanti anche a una questione etica perché quando per diventare insegnanti si ha a che fare più con una transazione finanziaria che con una selezione meritocratica, a rimetterci non sono solo i precari che sono stati scavalcati ma la scuola pubblica nel suo insieme
La prof. Mancini ha petfettamente esaminato la situazione complessa dei docenti. Questo lavoro che dovrebbe essere il piu’ semplice e bello in assoluto, perche’ forma i futuri cittadini, sta’ diventanto quello che genera piu’ ansia ed instabilita’ tra tutti i lavori esistenti.