Accettazione pacifica di una sconvolgente normalità
di Ascenza Mancini
In una società come la nostra dove domina la cultura del possesso e del benessere, tutti devono apparire indefettibili e sempre al top. Le categorie che respiriamo mirano a svuotare qualsiasi dimensione morale e valoriale della realtà e questo è diventato qualcosa di normale, di pacificamente accettato, senza suscitare domande, interrogativi o dubbi. Dentro questo contesto, uno degli aspetti che particolarmente emerge in modo preponderante è il valore che viene dato al corpo e alla corporeità. Con la scusa dell’apparire il corpo diviene spesso oggetto estetico dove non emerge un’armonia fra le parti e dove non c’è un equilibrio che traspare da una bellezza vera, autentica e genuina ma, al contrario, si mettono in luce segni marcatamente eccentrici e a volte anche volgari che provengono da goffi tentativi di raggiungere una bellezza esteriore vuota, senza sostanza e senza spessore. Il corpo infatti, oggi, la maggior parte delle volte, viene messo in vetrina, sottoposto a competizioni di estetica che diventano violente e a prevaricazioni tacite nei confronti di un altro corpo. Si vedono spesso adolescenti, e non solo, conciate in modo ridicolo pur di attirare l’attenzione su qualcosa del loro fisico e per raggiungere questo obiettivo sono disposte a tutto anche ad applicare supporti estetici o cosmetici che possano rendere la persona più attraente, affascinante e sensuale ma, in realtà, finta! Viene da chiedersi che concezione siamo arrivati ad avere del corpo, quale dignità gli conferiamo? Questo modo di porsi è amore a se stessi oppure lo potremmo definire disamore? Perché usare espedienti fallaci e finti per competere e raggiungere dei canoni di bellezza stabiliti da altri che decidono per noi? Qual è la vera bellezza? Oggi stiamo assistendo a un inarrestabile processo di desacralizzazione o dissacrazione dei corpi in cui esso perde il suo valore inviolabile e sacro perché viene trattato come un semplice oggetto materiale e viene privato della sua dignità più alta che gli è stata conferita al momento della nascita. Questo sta avvenendo perchè l’ormai più che evidente e dilagante processo di desacralizzazione sta minando la società che ha totalmente scalzato l’idea del sacro dal quotidiano. Ma ci chiediamo ancora se non è riduttivo ed estremamente banale pensare che il corpo sia una merce che viene messa in bella vista solo per catalizzare gli sguardi e non per essere amato per quello che è? Non potremmo definirla una violenza nei confronti di se stessi? Qualcuno potrebbe chiedersi perché la definiremmo tale, ma non è difficile pensare che il cuore dell’uomo non ha sete solo di sguardi fine a se stessi o che considerino solo una parte della persona ma di uno sguardo totale che accolga tutto, anche il lato meno piacevole agli occhi degli altri