Ciò che più attira il lettore del XXI secolo del noto scritto agostiniano
Di Maddalena Ricci
Oggi vorrei parlarvi di una delle figure più importanti della letteratura antica: Agostino d’Ippona. Si dice “d’Ippona” poiché morì nella suddetta città africana il 28 agosto del 430 d.C, dopo un’intensissima attività di vescovo al servizio dell’intera comunità ma, in realtà, nacque a Tagaste, in Numidia, nel 354 d.C. Sicuramente, Agostino è un autore che ha parlato molto di sè sia all’interno della Confessiones sia nelle Ritractationes. Quest’ultimo testo citato, meno conosciuto del primo, consiste in una sorta di bibliografia in cui l’autore elenca le opere realizzate (e ciò chiaramente è particolarmente utile ai posteri) e poi analizza, esamina, corregge e ritorna su punti precedentemente trattati. Ma ciò su vorrei riflettere oggi è l’altra fonte particolarmente importante, anche funzionalmente alla ricostruzione della sua biografia, ovvero Le Confessioni che costituisce la composizione più celebre dell’autore. Molto spesso, infatti, si associa il suo nome a tale scritto nonostante la produzione agostiniana sia veramente vastissima. Alcuni la definiscono un’autobiografia anche se non possiamo intenderla come la consideriamo oggi. Infatti, Agostino seleziona un numero ristretto di episodi appositamente scelti, particolarmente significativi della sua vita e li commenta e rilegge alla luce della conversione. Egli, però, più che sul racconto in sè, si concentra sugli effetti e sulla reazione interiore che essi producono. Ciò che probabilmente più piace e che ha determinato l’enorme successo della composizione è proprio il carattere introspettivo dei primi nove libri strettamente biografici. Ma soprattutto, penso che ciò che piú attragga il lettore, in modo particolare quello moderno, è il mettere a nudo le proprie fragilità e il riconoscersi limitati. E cosa c’è che accomuna l’uomo più della limitatezza, della fragilità e dell’errore? Agostino ci parla della morte della madre, di quella di un amico, della vita dissoluta condotta a Cartagine e di altri episodi concernenti la sua esistenza. Ed è proprio l’estrema umanità, la facilità di immedesimazione che ci affascinano particolarmente: l’uomo che si riconosce uomo. Le Confessioni sono la storia di un ragazzo che sbaglia, ammette coraggiosamente i suoi errori e capisce che la mondanità non può offrigli la felicità duratura che lui cerca. Quanti giovani, oggi, pensano di trovare soddisfazione a quel desiderio di felicità che tutti anima e accomuna, nei piaceri e nei beni terreni? Lo scrittore testimonia che tale convinzione è un’illusione e che, in realtà, quel vuoto interiore che si cerca disperatamente di colmare in questo modo, rimane e anzi si acuisce ancora di più. Tale discorso vale soprattutto all’interno di una società che ha consacrato il consumismo e lo ha reso il movente principale delle azioni quotidiane. Dunque, dalle Confessioni e, in generale, dalla vita di Agostino emerge l’idea della costante ricerca della Verità, che, tra l’altro, è anche il motore cardine della filosofia: l’inquietudine che lo tormentava da giovane e che lo aveva portato ad aderire a diversi movimenti, fra cui il manicheismo, troverà le sue risposte nel cristianesimo. La sete di Verità, di cui lui stesso parla, è insita in ogni uomo e, almeno nell’esistenza terrena, non smetterà mai di essere quietata del tutto. Tale mia trattazione a riguardo andrebbe ulteriormente approfondita ma, per ovvie ragioni, sono costretta a fermarmi. Su questo incredibile scrittore, sicuramente tornerò a riflettere in altri articoli.