ll sito di Thiel viene “bucato”: emergono nomi e agenda del vertice riservato. In Irlanda esplode il caso e l’incontro viene cancellato
di Francesco Mangani
C’è un paradosso profondo nel pensiero di Peter Thiel sull’Anticristo. Personaggio di cui si è parlato in Italia dopo i riservatissimo seminario svolto a Roma dal 15 al 18 marzo 2026. Il miliardario e ideologo della Silicon Valley utilizza categorie cristiane per sostenere una tesi politicamente radicale: l’Anticristo contemporaneo non sarebbe anzitutto il prodotto di una tecnologia divenuta onnipotente, ma potrebbe assumere il volto di chi, facendo leva sulla paura della catastrofe, pretende di limitare lo sviluppo tecnologico attraverso regolamentazione, istituzioni e controllo politico. Nella sua interpretazione, persino chi denuncia i rischi di un’intelligenza artificiale incontrollata può finire per preparare quel potere globale e centralizzato che egli associa alla figura anticristica.
È precisamente qui che emerge una distanza difficilmente conciliabile con il pensiero sociale cattolico. Papa Leone nella Magnifica humanitas, non condanna la tecnologia. Al contrario, ne riconosce le straordinarie possibilità. Ma denuncia il momento in cui la tecnica cessa di essere strumento dell’uomo e diventa criterio per stabilire che cosa sia l’uomo. Il paradigma tecnocratico nasce quando efficienza, controllo e profitto pretendono di governare da soli le decisioni economiche e sociali. E il Papa individua un problema politico particolarmente serio nella concentrazione «delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati e della capacità di calcolo» nelle mani di pochi grandi attori economici, con il rischio di poteri opachi capaci di produrre dipendenze, manipolazioni ed esclusioni. La contraddizione con Thiel diventa allora quasi speculare. Ciò che Thiel teme come possibile freno anticristico alla tecnologia, Leone XIV considera in parte necessario perché la tecnologia rimanga umana: responsabilità pubblica, discernimento etico, controllo democratico, tutela dei deboli e subordinazione dell’innovazione al bene comune. Non si tratta di essere contro il progresso. La questione è molto più radicale: chi governa chi? L’uomo governa la tecnica oppure una ristretta oligarchia tecnologica, proprietaria dei dati, degli algoritmi e delle infrastrutture, finisce progressivamente per governare l’uomo?
Il caso della riunione “segreta” smascherata
È significativo, in questo quadro, quanto accaduto proprio quest’estate in Irlanda. Dialog, l’esclusivo network cofondato da Thiel nel 2006, aveva programmato dal 12 al 16 agosto un incontro al Powerscourt Hotel, nei pressi di Dublino. Una grave falla nella configurazione del sito ha però reso accessibili informazioni interne. A portare pubblicamente alla luce parte del materiale è stata la hacker e ricercatrice svizzera Maia Arson Crimew; successive verifiche di Wired hanno rilevato che non era necessario violare sofisticati sistemi di sicurezza: parte dei dati risultava sostanzialmente esposta dal sito stesso. Tuttavia sono emersi oltre duecento nomi collegati all’evento o alla rete, tra esponenti della politica, della finanza, della difesa e della Silicon Valley. Compariva anche Elon Musk, benché la presenza in quegli elenchi non possa essere automaticamente interpretata come conferma della partecipazione. L’agenda comprendeva incontri dai titoli sorprendenti: dalla possibilità di una terza guerra mondiale alle tecnologie militari, fino a sessioni sul “costruire un culto”, ossia creare una identità fortissima su questi principi. Documenti interni mostravano inoltre sistemi di classificazione degli invitati sulla base di ricchezza, notorietà e influenza, utilizzati anche per organizzare incontri e relazioni tra partecipanti. La rivelazione provocò fortissime polemiche in Irlanda e il Powerscourt Hotel cancellò, in data 3 luglio 2026, l’appuntamento previsto per agosto. L’episodio non dimostra naturalmente l’esistenza certa di un progetto occulto di governo tecnocratico. Sarebbe intellettualmente scorretto sostenerlo. Mostra però qualcosa di politicamente più interessante: quanto potere economico, tecnologico, militare e politico possa concentrarsi in reti private sottratte, per loro natura, alla normale trasparenza democratica. Ed è precisamente qui che l’avvertimento di Leone XIV acquista forza. Il problema non è demonizzare la tecnologia, ma impedire che chi possiede la tecnologia finisca per possedere anche le condizioni attraverso cui definiamo libertà, relazioni e perfino dignità umana.
Ma chi è il vero anticristo?
Il vero paradosso, allora, è quasi teologico: mentre Thiel cerca l’Anticristo tra coloro che vorrebbero porre un limite al potere tecnologico, il pensiero sociale cristiano invita da sempre a diffidare proprio di ogni potere che non riconosca un limite sopra di sé. Inoltre una lettura più profonda della figura biblica dell’Anticristo conduce quasi a rovesciare la prospettiva. L’anticristos è anzitutto ciò che si oppone a Cristo e, quindi, alla verità dell’uomo rivelata in Cristo. In questo senso, una logica che subordina l’essere umano a un paradigma tecnologico esterno, capace di controllarlo, classificarlo e condizionarne la libertà, presenta tratti assai più problematici. Senza trasformare la critica in un’accusa personale, il paradosso rimane: alcune componenti del pensiero di Peter Thiel rischiano di avvicinarsi proprio a quelle dinamiche anti-cristiche dalle quali egli pretende di mettere in guardia. Perché, nella prospettiva cristiana, ogni potere che pretende di dominare l’uomo finisce inevitabilmente per negarne la dignità.
Immagine: Peter Thiel – Foto: Gage Skidmore / Wikimedia Commons – CC BY-SA 2.0