Un originale racconto medievale legato alla candida scia celeste
di Ascenza Mancini
2^ parte
Abbiamo visto nel primo articolo che la Via Lattea era nata, secondo la mitologia greca, dal latte fuoriuscito dal seno di Era, moglie di Zeus, mentre allattava Eracle. Intorno a questo mito si sono create diverse storie e leggende anche cristiane. Infatti un racconto piuttosto interessante riguarda San Giacomo di Compostela perché questa scia luminosa è nota anche come La strade de san Giacume de Halizie, con riferimento a San Giacomo, fratello di San Giovanni, figli di Zebedeo e in particolare alla transazione delle sue ossa da Gerusalemme in Galizia, a nord ovest della Spagna. Il racconto viene dall’Abruzzo ma ha una tradizione molto antica perché già Dante nel Convivio fa riferimento alla Via Lattea parlandone così: “Quello bianco cerchio che lo vulgo chiama la via di Sa’ Iacopo” e la stessa cosa si rintraccia in una delle omelie di Giordano da Pisa: “Quelle stelle che volgarmente i laici chiamano la via di San Iacopo”. Nel Medioevo si era diffuso un libro su San Giacomo, dal titolo Liber S. Jacobi, oltre a una Guida per il pellegrino e la Cronaca di Turpino, composizione agiografica e romanzesca del XII secolo e appartenente al ciclo carolingio. In quest’ultima si raccontava di un sogno fatto da Carlo Magno in cui, apparendogli San Giacomo, lo incitava a liberare la sua tomba dai musulmani e gli indicava la via da seguire fatta da una scia di stelle nel cielo (La Via Lattea) che, partendo dal mare di Frisia, attraverso la Francia, arrivava in Galizia. Da quel momento la piccola cittadina dove era situata la tomba di San Giacomo e che si chiamava Libredon iniziò a chiamarsi Campus stellae, Compostela