La vita, le attività e le opere vissute all’insegna del trascendente
Di Ascenza Mancini
Se pensiamo al Medioevo, la mente corre subito a immagini di secoli bui, pestilenze, superstizione e carestie. Ma questa è solo una mezza verità, distorta da secoli di pregiudizi che hanno minato e offuscato la fecondità di questo periodo della storia. La realtà è che il Medioevo è stato un’epoca di straordinario splendore, un laboratorio di innovazioni, arte e pensiero che ha gettato le fondamenta del mondo moderno.
Ma qual è stato il motivo di tanta fecondità, di tanta produttività, di tanta laboriosità? Se potessimo viaggiare indietro nel tempo e chiedere a un uomo del XII secolo quale fosse la cosa più reale e certa della sua esistenza, la risposta non sarebbe il re, la terra o il pane. Sarebbe Dio. Per l’uomo medievale, il soprannaturale non era un concetto astratto o una scelta domenicale, ma la realtà più concreta di tutte. La fede in Dio non era semplicemente una parte della vita; era la base stessa su cui l’intera vita veniva fondata e costruita. Era il suono delle campane che scandiva le parti della giornata e che richiamava i fedeli alla preghiera. Il calendario non era una sequenza di numeri grigi, ma un tessuto vivo intessuto di feste liturgiche, tempi di digiuno, come la Quaresima, e celebrazioni dei santi. Anche lo spazio geografico era sacro: le città crescevano attorno alle cattedrali, i cui campanili svettavano verso il cielo, ricordando costantemente a chiunque alzasse lo sguardo quale fosse la vera meta dell’esistenza umana. Tutto parlava del trascendente, di Dio.
Se c’è un simbolo tangibile dello splendore medievale, questo è la cattedrale gotica. Edifici come Notre-Dame di Parigi o la Cattedrale di Chartres non erano solo luoghi di culto, ma miracoli di ingegneria. Grazie all’invenzione dell’arco a sesto acuto e del contrafforte rampante, le mura si svuotarono del loro peso visivo, riempiendosi di immense vetrate colorate. La luce solare, filtrando attraverso i vetri, si trasformava in luce divina, proiettando i fedeli in un’atmosfera celestiale. Non era un’epoca buia ma un momento storico che cercava disperatamente la luce. Ѐ un’epoca in cui la stragrande maggioranza della popolazione non sapeva né leggere né scrivere e l’arte e l’architettura sacra erano gli strumenti pedagogici per eccellenza, la cosiddetta Biblia pauperum, la Bibbia dei poveri. Entrare in una cattedrale significava immergersi in un clima paradisiaco perché ogni elemento richiamava la grandezza di Dio: si trattava di una vera e propria teologia visiva dove si poteva fare esperienza mistica del Mistero. C’era l’idea che l’uomo fosse pellegrino sulla terra e che la sua vera patria fosse il cielo. Per l’uomo del Medioevo infatti la terra era solo l’anticamera dell’eternità. Che si trattasse di un contadino che arava i campi o di un monaco che amanuense copiava codici in un’abbazia, ogni azione veniva compiuta sub specie aeternitatis (sotto l’aspetto dell’eternità). Senza questa chiave di lettura, il Medioevo resta un mistero indecifrabile; con essa, diventa uno dei periodi più spiritualmente intensi e coerenti della storia umana.