L’attualità e il fascino del protagonista dell’Odissea
Di Ascenza Mancini
Il re della rocciosa Itaca è l’archetipo dell’essere umano moderno. Parliamo di Ulisse, l’eroe che non ha vinto i suoi mostri con i muscoli, ma con il cervello. Omero, il vate cieco, lo definisce nel Proemio dell’Odissea polýtropos, una parola bellissima che si può tradurre con diverse sfumature “dal multiforme ingegno”, “dall’agile mente”, “ricco di astuzie” o “capace di girarsi in molte direzioni“. Potremmo definirlo come l’uomo che trova sempre una soluzione, una via d’uscita. Dopo la guerra di Troia, durata dieci anni, Ulisse vuole tornare a casa per riabbracciare la moglie Penelope, il figlio Telemaco e rivedere la sua piccola isola. Proprio questi sentimenti lo rendono incredibilmente umano. Ulisse piange, si dispera, ha paura, commette errori fatali come quando, per orgoglio, urla il suo vero nome al Ciclope Polifemo, attirandosi l’ira di Poseidone, suo padre. Ma è sempre la sua capacità di adattarsi a fare la differenza:
- L’astuzia contro la forza: inventa il cavallo di Troia per porre fine a quegli interminabili dieci anni di guerra contro la città di Ilio.
- La flessibilità mentale: si spaccia per “Nessuno” per ingannare un gigante cannibale come Polifemo.
- La resilienza: Sopravvive a naufragi, ninfe innamorate e discende negli inferi senza mai perdere la bussola e disorientarsi.
C’è un dettaglio dell’Odissea che definisce Ulisse più di ogni altra cosa: la sete di conoscenza, il desiderio di scoperta, il fascino dell’ignoto
Quando la sua nave si avvicina all’isola delle Sirene, il cui canto incanta i marinai portandoli alla morte, Ulisse non sceglie la via facile di tapparsi le orecchie con la cera come fa fare ai suoi compagni. Lui vuole sentire. Si fa legare all’albero maestro della nave, accettando la vulnerabilità pur di fare esperienza dell’ignoto.
È lo stesso tratto che secoli dopo spingerà Dante Alighieri a scrivere nella Divina Commedia i famosissimi versi119-120 del canto XXVI dell’Inferno:
“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”
Per Dante, l’Ulisse letterario è colui che rompe i limiti del mondo conosciuto, le Colonne d’Ercole, spinto da un desiderio inarrestabile di esplorazione, anche a costo della vita.
Perché Ulisse ci parla ancora oggi? Perché possiamo definirlo un personaggio moderno, attuale? Perché il suo nostos cioè il viaggio di ritorno, è la metafora perfetta della vita stessa. Il viaggio di Ulisse non è una linea retta, ma un percorso tortuoso pieno di imprevisti, fallimenti e rinascite, di cadute e alzate.
In un mondo contemporaneo che cambia alla velocità della luce, Ulisse ci insegna che la forza fisica è temporanea, mentre l’intelligenza, l’adattabilità e la curiosità sono gli unici veri strumenti capaci di farci superare le tempeste e le prove che la vita riserva a ciascuno.
Siamo tutti, a modo nostro, navigatori che cercano la propria Itaca. E finché continueremo a usare l’ingegno per superare i nostri “mostri” quotidiani, ci sarà un po’ di Ulisse in ognuno di noi.
Leggo con interesse gli articoli che trovo di estrema attualità , interessanti, coinvolgenti. Rallegramenti!
Condivido pienamente le considerazioni della professoressa Mancini Ascenza. Auguriamoci che l’uomo possa sempre conservare e preservare la sua umanità più profonda e la sua vera natura.
Leggo sempre con molto interesse gli articoli della Direttrice di questo nuovo giornale on line. L’articolo di oggi “Ulisse, uomo ed eroe senza tempo” ci aiuta a capire l’attualità e la contemporaneità degli insegnamenti di Ulisse nel mondo di oggi. L’intelligenza, l’adattabilità e la curiosità che troviamo in Ulisse e non la forza fisica che è temporanea, momentanea sono gli strumenti che l’uomo moderno deve utilizzare x risolvere i suoi problemi quotidiani.