“Si addormentò coi suoi padri,in prospera vecchiaia”

La morte di Agostino descritta da un amico

di Maddalena Ricci

Proprio in questo giorno,il 28 agosto del 430 d.C, ad Ippona( nell’odierna Algeria),durante l’assedio della città da parte dei Vandali di Genserico, moriva Sant’Agostino,dopo anni di instancabile predicazione al servizio della comunità. Oltre, alla quantità di informazioni biografiche, fornite da lui stesso nelle varie opere, possediamo un altro testo che ci permette di approfondirne la vita:”Vita Sancti Augustini” realizzata dal vescovo, non che suo amico e discepolo, Possidio. Dato che oggi ricorre proprio il giorno della sua ripartita da questa Terra, riportiamo il racconto degli ultimi giorni della sua esistenza e il momento della morte,descritto all’interno di tale testo.


“Quel sant’uomo, nella lunga vita che Dio gli aveva concesso per l’utilità e il bene della santa chiesa (infatti visse 76 anni, e circa 40 anni da prete e vescovo), parlando con noi familiarmente era solito dire che, ricevuto il battesimo, neppure i cristiani e i sacerdoti più apprezzati debbono separarsi dal corpo senza degna e adatta penitenza.
In tal modo egli si comportò nella sua ultima malattia: fece trascrivere i salmi davidici che trattano della penitenza -sono molto pochi – e fece affiggere i fogli contro la parete, così che stando a letto durante la sua infermità li poteva vedere e leggere, e piangeva ininterrottamente a calde lacrime.
Perché nessuno disturbasse il suo raccoglimento, circa dieci giorni prima di morire, disse a noi, che lo assistevamo, di non far entrare nessuno, se non soltanto nelle ore in cui i medici entravano a visitarlo o gli si portava da mangiare. La sua disposizione fu osservata, ed egli in tutto quel tempo stette in preghiera.
Fino alla sua ultima malattia predicò in chiesa la parola di Dio ininterrottamente, con zelo e con forza, con lucidità e intelligenza.
Conservando intatte tutte le membra del corpo, sani la vista e l’udito, mentre noi eravamo presenti osservavamo e pregavamo, egli – come fu scritto – si addormentò coi suoi padri, in prospera vecchiaia (1 Re, 2, 10). Per accompagnare la deposizione del suo corpo, fu offerto a Dio il sacrificio in nostra presenza, e poi fu sepolto.
Non fece testamento, perché povero di Dio non aveva motivo di farlo. Raccomandava sempre di conservare diligentemente per i posteri la biblioteca della chiesa con tutti i codici. Quel che la chiesa aveva di suppellettili e ornamenti, affidò al prete che alle sue dipendenze curava l’amministrazione della casa annessa alla chiesa.”

( fonte https://www.augustinus.it/vita/possidio.htm).

Dunque, un uomo ormai anziano, che proprio mentre la città era assediata dai nemici, incontra la morte per malattia, preparandosi ad essa,attraverso la lettura dei Salmi, che tanto aveva amato e commentato in vita. Nel testo di Possidio, si dice che non fece testamento perchè non ne aveva ragione.In realtà,il celebre letterato, ha lasciato, in primis ai suoi discepoli e alla sua comunità, ma poi anche a tutti noi, la sua piú preziosa eredità. Questa è formata dalle opere,dagli insegnamenti,i discorsi e i commenti che riescono tutt’ora a colpirci, affascinarci ed emozionarci e soprattutto che ci aiutano a farci riflettere e migliorare nel nostro percorso di crescita verso la sempre maggiore conoscenza della Verità. Dunque, in conclusione, possiamo affermare che Agostino, pur non facendo un comune testamento, come ci racconta il suo caro amico,ha donato a ciascuno di noi un immenso e meraviglioso lascito, da cui abbiamo la possibilità ( cosa non scontata) di poter attingere, ai nostri giorni,in qualsiasi momento.

L’immagine da: affresco ” I funerali di Agostino”, Benozzo Gozzoli, 1464-1465,Chiesa di Sant’Agostino, San Gemignano.

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