Renzo nel XXXIV Cap. dei Promessi Sposi di fronte alla madre di Cecilia

Il valore del verbo “contemplare” in una delle scene più coinvolgenti dei Promessi Sposi

di Ascenza Mancini

Ispirato a un fatto realmente accaduto e descritto dal cardinal Borromeo nel De pestilentia (VIII, De miserandis casibus), l’episodio della madre di Cecilia, raccontato al Cap. XXXIV dei Promessi Sposi, è uno dei momenti più commoventi del romanzo manzoniano. Renzo si trova a Milano dove imperversa la peste, nel tentativo di raggiungere la casa di don Ferrante e Donna Prassede nella quale spera di trovare Lucia. Manzoni dopo aver descritto la desolazione che aveva portato la peste in quella città, riferendosi a Renzo dice: “il suo sguardo si incontrò in un oggetto singolare di pietà, di una pietà che invogliava l’animo a contemplarlo; di maniera che si fermò quasi senza volerlo”. Perché Manzoni usa il verbo “contemplare” descrivendo l’impatto di Renzo con questa scena inaspettata che gli si presenta davanti, cioè una donna che sta consegnando la sua figlioletta Cecilia, di nove anni, morta, ai monatti? Come si fa a contemplare una scena così dolorosa? Di solito si contempla la bellezza ma qui siamo totalmente fuori da qualunque canone che anche minimamente richiami la bellezza come la intendiamo noi. Questo verbo deriva dal latino contemplare da cum templum; il templum ero lo spazio del cielo che l’augure circoscriveva con il suo lituo per osservare, nell’interno del medesimo, il volo degli uccelli e da qui ogni spazio libero e vasto in cui l’occhio potesse a suo piacimento vagare. Da qui poi il significato più generale di sollevare lo sguardo e il pensiero verso una cosa che desti meraviglia o riverenza in modo prolungato e intenso. Infine fissare il pensiero nelle cose divine che solo quelle siano di consolazione e diletto. Manzoni lo usa proprio per evidenziare la solennità di ciò che sta per accadere, per esprimere il profondo rispetto non solo del dolore di questa madre ma di tutte le madri e i padri che avevano e avrebbero perso i figli in quel tempo in cui la falce della peste passava senza fare alcuna distinzione. L’autore vuole dare un nome al dolore che, proprio perché vero e profondo, è dignitoso e composto e merita una contemplazione, una ammirazione e una riverenza. L’animo di Renzo si ferma perché catturato da un avvenimento più grande, più alto, totalmente attraente, senza sbavature, un avvenimento di per sé non gradevole alla vista eppure così degno di meravigliosa attenzione, quasi sacro perchè generato dall’amore puro di una madre per un figlio. Pertanto in questa scena il verbo contemplare esprime tutto il suo valore semantico e introduce il lettore a vivere con profondo rispetto una scena che, seppur d’altri tempi, ci riguarda sempre perché cambiando le circostanze, il dolore porta in sé quella sacralità legata al Mistero della Croce

L’immagine è un disegno a china moderno che rielabora la storica illustrazione originale di Francesco Gonin per l’edizione definitiva de I promessi sposi pubblicata nel 1840

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