La sacralità dell’arte cosmetica

L’ affascinante scoperta di una pratica molto antica

Di Maria Ricci

La parola cosmetica che al giorno d’oggi sembra sempre essere sulla bocca di tutti, trae la sua origine nel greco “κοσμετικη” propriamente l’arte di mettere in ordine: deriva da κοσμος, ordine ma anche universo. Tutte le cose facenti parte dell’Universo rimandavano ad un preciso ordine e avevano un proprio posto e questo valeva anche per la cura di sè. Guardando all’ordine dell’universo, anche nell’uomo si è sviluppato il desiderio di armonizzare la propria immagine e da qui è nata l’idea di abbellire e ornare il viso e le membra. E questa usanza, che sempre più ha preso avvento nell’epoca moderna, affonda le sue radici in tempi molto lontani.

Si ritiene che già nella preistoria le prime civiltà utilizzassero una prima forma embrionale di cosmetica, del tutto naturale: pigmenti colorati, ricavati da piante, metalli, pietre venivano utilizzati per colorare, idratare e proteggere la pelle. Non si conoscono precisamente i motivi di questi veri e propri “rituali”: è stato ipotizzato che avessero funzioni sociali, religiose, protettive. Ma l’arte di abbellire il corpo non era pura estetica, era un andare oltre, aveva un vero e proprio carattere identitario.

Più tardi nell’antico Egitto, uomini, donne, nobili o popolani, ricorrevano assiduamente a cosmetici a base di ingredienti naturali. Plinio a riguardo, nelle Naturalis Historia scrive: “L’Egitto era il più grande produttore di unguenti e pomate, le sostanze più raffinate venivano dal Delta del Nilo”. Dunque rappresentava una sacra pratica quotidiana. Il trucco realizzato non aveva solo una funzione estetica ma aveva anche una funzione antibatterica grazie alle proprietà del Sicomoro. Miscele di alabastro, argilla, miele e sale marino venivano utilizzate per purificare la pelle e renderla morbida e idratata. A testimonianza dell’importanza affidata alla cosmetica, sappiamo che gli Egizi avevano Bes, dio dell’arte cosmetica. Ed essendo la cura del corpo e della bellezza un ideale sacro, era necessario che l’uso dei cosmetici accompagnasse i defunti anche nell’aldilà per raggiungere l’eternità in una forma perfetta.

Con l’evoluzione nel bacino del Mediterraneo, la pratica della cosmesi divenne sempre più codificata, soprattutto con l’avvento della civiltà greca e romana. Gli atleti greci cospargevano i propri corpi con unguenti profumati, le donne del Peloponneso erano tenute a rispettare precisi canoni: pelle chiara, ottenuta con polveri sbiancanti a base di gesso o piombo, capelli scuri trattati con olio d’oliva e tratti armoniosi. La cura di sé, in virtù dell’armonia che dovevano avere tutte le cose, non doveva mai essere portata all’esagerazione: un abuso di trucco era associato a comportamenti non virtuosi.

A Roma la cura del corpo divenne parte integrante della quotidianità del cittadino. Le terme pubbliche si possono considerare una sorta di centri estetici odierni. Le prassi estetiche erano affidate alle cosmetae, schiave esperte in trucco, acconciature e profumi che praticavano inoltre depilazioni e massaggi. Questa importanza affidata al proprio abbellimento viene dimostrata anche dagli scritti del tempo, Ovidio scrive “I cosmetici del viso delle donne”, Plinio Il Vecchio riferisce che tipo di cosmetici esse usavano e impartisce istruzioni sulla loro preparazione. Così come in Grecia, anche nell’antica Roma l’incarnato doveva essere bianco e i capelli dovevano essere biondi per indicare un preciso status sociale, raffinatezza ed eleganza: non era insolito che le donne usassero parrucche bionde per rappresentare potere, libertà e lusso. Oltre ad essere candida la pelle del viso per le matrone romane doveva essere senza imperfezioni: senza rughe, lentiggini o macchie. A tal scopo ricorrevano molto spesso a dei veri e propri impacchi: “è noto che alcune donne vi si curino le gote con sette applicazioni al giorno”,scriveva ancora Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia. Speciale attenzione era data a quello che oggi viene definito make-up: gli zigomi erano messi in risalto con terre rosse, come di rosso accesso doveva essere la tonalità di rossetto utilizzata. Inoltre, come conferma Properzio, era molto diffusa la pratica di marcare con il blu le vene delle tempie. Già venivano utilizzati antenati del mascara e dell’eyeliner con preparati ricavati da polveri e miscele di insetti…. Dunque, come oggi, anche le donne romane non tralasciavano nessun dettaglio!

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