Una riflessione sul rapporto tra noia adolescenziale e comportamenti violenti, a partire da recenti fatti di cronaca
Di Francesco Lupelli
Due anni fa, sul palco del Festival di Sanremo, Angelina Mango portava La noia, trasformando uno stato d’animo spesso temuto e rifiutato in un’occasione per riscoprire sé stessi. La noia, nella sua interpretazione, non è necessariamente un vuoto da colmare o un nemico da combattere, ma uno spazio da abitare: un tempo prezioso in cui fermarsi, ascoltare le proprie emozioni e trovare, persino nei momenti più bui, il preludio a una nuova felicità. Perché non tutto ciò che ci sottrae al divertimento è tempo sprecato, e non ogni disagio richiede di essere messo a tacere.
La cronaca italiana, tuttavia, restituisce un’immagine ben diversa del rapporto con la noia. Tra il 4 e il 5 ottobre, nei quartieri romani di Monteverde e Testaccio, due minorenni di 16 e 17 anni avrebbero aggredito diversi passanti a bordo di una minicar nera. Secondo le ricostruzioni investigative, gli episodi sarebbero almeno sei. Tra le vittime c’è anche l’attore Davide Iacopini, colpito il 5 ottobre con un calcio sferrato dall’interno del veicolo mentre viaggiava su un monopattino elettrico. L’uomo ha riportato un grave trauma cranico ed è stato ricoverato in terapia intensiva. Il 14 ottobre, dopo essere stati individuati dagli investigatori, i due ragazzi avrebbero ammesso il proprio coinvolgimento, motivando le aggressioni con parole che lasciano poco spazio all’immaginazione: “L’abbiamo fatto per gioco, ci annoiavamo”.
Le ricostruzioni giornalistiche hanno portato alla luce anche alcuni aspetti delle vite dei due ragazzi, provenienti da contesti familiari differenti. Il sedicenne vive con la madre e i fratelli dopo la morte del padre, in una famiglia alle prese con difficoltà economiche; il diciassettenne è invece figlio di un carabiniere e proviene da una famiglia che alcuni conoscenti hanno descritto in termini positivi. Le testimonianze raccolte dalla stampa fanno riferimento anche a percorsi scolastici discontinui e agli interventi di alcune figure educative, tra cui il parroco della zona. Elementi che restituiscono storie personali diverse, senza offrire una spiegazione univoca di quanto accaduto. Resta, tuttavia, un dato: la noia e il divertimento compaiono nelle dichiarazioni attribuite ai due adolescenti come giustificazione di aggressioni dalle conseguenze gravissime. La ricerca di uno svago, in questa vicenda, si sarebbe tradotta nella sofferenza di altre persone.
Sul piano giudiziario, il fascicolo è passato alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Roma, che procede per tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso. Gli interrogatori dei due indagati sono stati fissati per il 20 ottobre. Quanto a Iacopini, l’ultimo bollettino sanitario pubblico reperito, diffuso dall’ospedale San Camillo il 15 ottobre, descriveva condizioni stabili nella gravità, con permanenza in terapia intensiva e prognosi riservata. Gli sviluppi investigativi dovranno chiarire ulteriormente la dinamica degli episodi e le responsabilità individuali, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Riuscire ad annoiarsi, stare da soli con i propri pensieri, attraversare una giornata senza riempire ogni pausa con stimoli e distrazioni: sembra una sfida che riguarda giovani e adulti. Non serve idealizzare un passato privo di schermi per riconoscere che il rapporto con il tempo è cambiato. Oggi, nell’arco di pochi secondi, possiamo passare da un contenuto all’altro, da una conversazione a un video, da un’attesa a una distrazione. La noia non è scomparsa: è diventato più facile interromperla prima ancora di capire che cosa ci stia comunicando.