La bellezza come modus vivendi della cultura greca

Καλοσ και αγαθοσ: l’ideale di armonia greca

Di Maria Ricci

“La bellezza da sola basta a persuadere gli occhi degli uomini, senza bisogno d’oratori” così William Shakespeare, alla fine del 1600, definiva uno dei concetti più astratti e astrusi da riuscire a collocare in un’unica definizione.

Inizieremo oggi una rassegna di articoli alla scoperta di ciò che era considerato “bello” agli occhi delle varie civiltà susseguitesi nel corso della storia partendo dagli antichi Greci.

Per gli abitanti del Peloponneso il concetto di bellezza è concepito come un valore assoluto donato dalle divinità all’uomo, la καλαkoγαθια: un’unione inscindibile di armonia e ordine esteriore e di bontà e virtù interiore. Due facce della stessa moneta: ciò che è bello è anche buono e giusto. Il bello è ordine, misura e dunque è parte del κοσμος inteso come universo ed è esso stesso κοσμος ovvero l’armonia che deve essere misura di tutte le cose. Non è soltanto un canone corporeo di proporzione, ma la bellezza ha anche una sua insita natura etica. Platone infatti scriveva “La bellezza del corpo non è che il riflesso della bellezza dell’anima” e allora l’apparenza fisica e la nobiltà d’animo si plasmano vicendevolmente nello stesso corpo.  È dunque riduttivo tradurre la parola greca καλον con il semplice “bello”, non significa semplicemente qualcosa di piacevole alla vista o all’udito, che suscita piacere, che attira lo sguardo ma rimanda a peculiari qualità positive dell’anima, del pensiero, dell’indole e del carattere.

Il bello estetico, tangibile nella scultura, nella pittura, nell’architettura, basti pensare ad opere come Il Doriforo di Policleto e Il Discobolo di Mirone, ha un suo corrispettivo in quello che si potrebbe definire il bello etico: giustizia, misura, moralità. Da qui scaturisce l’ideale dell’uomo perfetto, incarnato nella sua rappresentazione più alta nell’eroe greco omerico: καλος και αγαθος, bello e buono. Kαλος, non mera estetica superficiale ma bello nella sua accezione di compiutezza, armonia, proporzione posto in unione a αγαθος, nel senso di avere coraggio, di essere dotato di un’eccellenza morale, intellettuale, di essere giusto e valoroso. In Platone questo concetto viene sublimato allo stadio più alto, il quale deve essere raggiunto con le “ali dell’anima” e nella sua visione l’idea di bellezza viene a coincidere con l’idea stessa del cercare il bene: “Ora la potenza del Bene si è rifugiata nella natura del Bello. Infatti, la misura e la proporzione si identificano ovunque con la bellezza e la virtù”- dal Filebo di Platone. Per Aristotele, invece, il bello è qualcosa di più concreto, che ha una forma, che può essere immediatamente riconosciuto. Scrive infatti nella Metafisica: “Le supreme forme del bello sono l’ordine, la proporzione e il definito, e sono soprattutto le scienze matematiche a mostrare queste caratteristiche”.

Ed è così che nella civiltà greca gli uomini per essere considerati buoni cittadini dovevano incarnare l’ideale della καλαkoγαθια non soltanto nella condotta privata ma anche mostrando virtù civica: il corpo oltre ad essere sano e forte, doveva essere capace di azioni nobili, irreprensibile nelle scelte politiche, sociali e nella vita quotidiana, mostrando integrità e coraggio.

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