L’approvazione viene da una regione guidata dal centrodestra
di Ascenza Mancini
Ѐ stata approvata ieri, 2 Settembre 2026, con 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari la legge sul fine vita in Veneto che si attesta come la quarta regione, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna, a dare il via al suicidio assistito. Ciò che sconvolge è che ci troviamo di fronte a un’invisibile progressione di idee di morte, di idee buie e oscure che cercano di diffondersi tacitamente camuffandosi da soluzioni totalmente favorevoli al bene della persona. Il vero problema è che queste idee stanno diventando modelli culturali della nostra bell’Italia che storicamente ha sempre lottato per la difesa della vita della nazione stessa, per la libertà, per la verità e che purtroppo è attaccata oggi, più che mai, da sottili e subdoli concetti ancorati al non senso che vengono proposti come soluzioni inevitabili per il benessere. Ma che cos’è la vita? Che valore ha? Che senso ha? Leone XIV nell’ultimo viaggio apostolico in Spagna così parlava al Parlamento l’8 giugno scorso: “Se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona. Per questo, la grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità”. Difendere la vita dal concepimento al suo tramonto non è una questione politica o religiosa ma è una questione di civiltà e la legge come sempre ha detto il papa al parlamento spagnolo:” Non raggiunge la sua vera grandezza per il semplice fatto di essere stata formalmente approvata; la raggiunge quando, oltre ad essere valida nella forma, può presentarsi davanti alla dignità della persona e superare tale esame senza vergognarsi”